Il fronte albanese e macedone

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Il medio e basso Adriatico

Se è piuttosto noto l’invio di truppe italiane in Francia, meno conosciuta è la presenza italiana sul fronte albanese e macedone. Già nel 1914, quando l’Italia era ancora neutrale, fu inviata a Valona una missione sanitaria in aiuto alla popolazione e nel maggio 1915 venne costituito il Corpo Speciale d’Albania, al comando del Generale Emilio Bertotti che nel dicembre di quell’anno soccorse trecentomila serbi e lo stesso Re Pietro che, con l’esercito allo sbando, venne portato in Italia. Fu in quell’occasione che moltissimi serbi, colpiti dal colera, vennero posti in isolamento sull’isola dell’Asinara.

In questa fase, le truppe italiane sbarcarono anche a Durazzo e la Regia Marina costruì una grande base navale a Corfù. La Macedonia fu teatro d’operazioni di francesi e inglesi ai quali si unirono gli italiane, al fine di contrastare le armate bulgaro – tedesche. Nel luglio 1916 cinquantamila italiani agli ordini del Generale Petitti di Roreto sbarcarono a Salonicco; da qui, a fatica sul terreno paludoso e malarico, si portarono nella zona ad est del lago Doiran con obiettivo la presa di Monastir.

guerra di trincea ad est Adriatico

Guerra di trincea ad est dell'Adriatico

La Brigata Cagliari entrò a novembre del 1916 con i francesi nella agognata città, schierandosi poi lungo l’ansa del fiume Cerna, minacciato dai bulgari e dalle truppe tedesche.
Il 27 febbraio 1917 la Brigata Ivrea contrastò gli attacchi a quota 1050 mt. e a maggio si scatenò un’altra cruenta battaglia nella zona che non portò a nessun cambiamento di fronte se non a molte perdite umane.

Ponte di fortuna su uno dei tanti difficili corsi d’acqua albanesi

Ponte di fortuna su uno dei tanti difficili corsi d’acqua albanesi

Il generale Giacinto Ferrero, nuovo comandate delle truppe italiane, iniziò nel 1918 la costruzione di strade, ferrovie ed edifici, apportando moltissime migliorie anche per rifornire l’esercito italiano là schierato e permettendo così di saldare l’intero fronte fra Macedonia e Albania. Nel settembre 1918 le Brigate Verona, Tanaro e Savona, con il X° Reggimento Bersaglieri, presero la città di Fieri con il concorso dei francesi e a fine mese la Bulgaria, stremata, chiese l’armistizio arrendendosi agli Alleati.

Le truppe italiane su questo fronte ancora oggi poco studiato persero diecimila uomini dei quali tremila cinquecento per malattie causate dal clima inospitale, penuria di risorse e non da ultimo la diffidenza ostile della popolazione locale, con bande armate che opposero una dura guerriglia.

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Patrioti albanesi

Il fronte balcano fu senz’altro quello in cui l’Italia diede il suo maggior contributo a fianco degli Alleati.
Il primo convoglio partì da Taranto l’8 agosto 1916; complessivamente l’Italia schierò 52.270 uomini, 10.200 fucili, 240 mitragliatrici, 32 cannoni.

 

I Giovani di Trezzano

BRASESCHI Ercole di Angelo
sergente del 203° Reggimento Fanteria, 5a compagnia
nato a Vernate (Milano)  il 20 agosto 1890
morto a Maja Lops (Albania) il 2 aprile 1916 per gastroenterite acuta (sepolto a Maja Lops)

SCHIERONI Luigi di Domenico
soldato del 61° Reggimento Fanteria
nato il 18 giugno 1886 a Gaggiano (Milano)
ritrovato sul fronte a quota 1050 il 20 luglio 1918
morto in Macedonia il 9 maggio 1917 per ferite riportate in combattimento
sepolto nel cimitero di Sukadof

AIROLDI Francesco di Giovanni
caporale del 162°Reggimento Fanteria
nato il 30 novembre 1888 a Trezzano sul Naviglio
morto il 26 agosto 1917 in Macedonia per ferite riportate in combattimento.

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