Il Culto dei Caduti

Monumenti e Parchi: il culto degli eroi

cartolina-01La diffusione dei monumenti ai caduti fu incentivata negli anni del regime fascista, per tenere alto il “culto dei martiri” e animare i giovani a emulare i loro predecessori morti per la Patria. La propaganda di quegli anni fece del caduto un eroe: si realizzarono i grandi Sacrari, scenografiche creazioni che enfatizzavano la guerra e a partire dal 1919, anno in cui nacquero varie associazioni di reduci, si istituirono diversi “comitati pro monumenti ai caduti” per la promozione di concorsi ai quali parteciparono gli esponenti più in vista dell’arte italiana del tempo.
I motivi iconografici erano ricorrenti e in parte recuperati dalla tradizione risorgimentale: vittorie alate, fanti in azione, aquile, leoni, lampade votive, archi di trionfo, are, alloro, allegorie dell’Italia. La guerra divenne estetica e l’arte uno straordinario strumento di propaganda; le modalità di realizzazione di queste forme di ricordo furono anche oggetto di normative dettate dallo Stato, regole che dovevano essere seguite per edificare parchi con determinate specie arboree, realizzare targhette, creare decorazioni per lapidi o abbellire monumenti e sacrari.

Il 27 dicembre 1922 una circolare del Ministero invitava le scolaresche d’Italia a creare in ogni città e in ogni paese un arco o un viale per onorare i caduti, “un’idea nobilissima e pietosa” e il giorno seguente una seconda circolare sul Bollettino Ufficiale illustrava le norme per la costruzione dei viali e dei parchi, con dati per la targhette “in ottone dove scintillano un nome e una data”.

Nel 1923 l’allora Sottosegretario di Stato per la Pubblica Istruzione, Dario Lupi, dava alle stampe un volume interamente dedicato ai Parchi e Viali della Rimembranza. Nell’introduzione Vico Pellizzari scriveva “L’anima dei vivi è fatta del pensiero dei morti. Ridiamo ai morti un po’ della nostra vita terrena. Una forma che si muova con un’anima che si agiti, che parli un linguaggio, che pianga, sussurri e canti, che abbia bisogno ancora delle nostre cure, che si rinnovi delle sensazioni operanti di conforto e di ansia, di responsabilità e di gioia…attribuire ad un albero il nome ed il sentimento di un caro estinto è come vedere e sentir rivivere un po’ di vita umana… Al cospetto d’ogni albero, rievocando la cagione e i fini della morte, possiamo ripetere alle nostre e alle future generazioni… Parlano i morti. Non è spento il cuore né chiusi gli occhi achi morì cercando,
a chi non pianse tutto il suo dolore”.

Lupi portò in Italia un’idea americana: il primo parco venne infatti realizzato a Montreal, in Canada.

Il 21 marzo 1926 la legge n. 559, tuttora in vigore, dichiarava i Parchi e i Viali delle Rimembranze pubblici monumenti. 

 

monumentoQuando tacquero le armi, nel silenzio doloroso della vittoria, venne spontaneo pensare a coloro che erano periti in guerra: il 24 maggio 1923 veniva inaugurato il Cimitero degli Invitti al Colledi Sant’Elia, a i piedi del Carso, con oltre 30.000 caduti, in gran parte ignoti.

Con l’avvento del fascimo la memoria venne assoggettata all’ideologia e la costruzione dei Sacrari divenne sistematica per tutti gli anni Trenta del Novecento.