Il culto dei caduti

Ne’ vinti ne’ vincitori: i prigionieri

prigionieri-a-valenaDopo Caporetto, i prigionieri di guerra italiani in mano all’esercito austroungarico raggiunsero la cifra di 600.000. Quasi ogni nucleo familiare in Italia aveva un congiunto prigioniero; dall’altra parte gli austroungarici fatti prigionieri furono 180.000, sparsi in tutta Italia, raddoppiati alla fine del conflitto con l’esercito imperiale allo sbando.
Storia dimenticata e poco nota, quella dei prigionieri di guerra del 1914-1918 fu il tragico campo di prova del sistema concentrazionario che vide poi il suo apice nei lager nazisti.
Unica fu la sofferenza degli uomini privati della libertà e degli affetti, abbandonati nella miseria, affamati, infreddoliti, costretti al lavoro coatto.
Si era fatti prigionieri per un attacco, per un ritardo nella ritirata, un calcolo errato, la cattiva comprensione di un comando o per scelta, preferendo la prigionia alla trincea.

 

prigionieri-tedeschiAll’indomani di Caporetto Luigi Cadorna, il governo e in parte l’opinione pubblica a torto giudicarono come “traditori” i 280.000 prigionieri italiani catturati: per questo motivo a questi ultimi non venne concesso dallo Stato italiano di ricevere aiuto dalle famiglie e 100.000 tra loro morirono di malattie e di stenti. Anche Trezzano annovera dei prigionieri di guerra tra i suoi caduti.

Dati ufficiali parlano di 180.000 prigionieri austroungarici distribuiti nella penisola italiana per nazionalità e grado: 40.000 perirono di colera, malaria, tifo, altre malattie o per le conseguenze di ferite di guerra. Dopo l’armistizio, con l’entrata a Trento e Trieste dell’esercito italiano, altri 300.000 militari asburgici divennero di fatto prigionieri.
La gestione dei campi di prigionia fu un problema politico ma soprattutto economico: la convenzione dell’Aja del 1907 aveva decretato che i prigionieri dovessero essere mantenuti dal governo ospitante, con un trattamento pari a quello dei propri militari.

prigionieri-austriaciCiò non fu possibile per il blocco navale degli alleati a Germani e Austria-Ungheria e per il sempre crescente numero. Erano risparmiati da condizioni proibitive e vessazioni gli ufficiali, seppur anch’essi costretti a sacrifici e patimenti.

La guerra non fece sconti a nessuno: vissuta a livello internazionale, nazionale e locale, ebbe risvolti pesanti anche sui civili, “prigionieri” a loro volta del conflitto, spesso costretti a fuggire dalle proprie terre, profughi scomodi, rinchiusi in campi di internamento e di raccolta. La storia oggi, a cento anni, si ripete drammatica e inspiegabile.

 


 

"7 novembre 1917. Continua la vita di ieri incominciata, nel campo di concentramento. Fame. Nel prato magro, uso Arena di Milano, baracche allineate: ognuna 100 ufficiali, cuccette sovrapposte: finestre. Tavole e sgabelli: 2 stufe. […] 13 novembre. La fame continua, terribile; jeri a cena 2 patate lesse; oggi un po’ meglio, a mezzodì: 1 mestolo di brodo e rape. 1 cucchiaio di brodo e pezzetti di merluzzo puzzolente."
Carlo Emilio Gadda, Giornale di guerra e di prigionia


 

"Ho perduto tutto: la famiglia, il tetto ed il luogo natio, i comodi, la libertà, la mia prerogativa d’uomo - sono uno schiavo”
Dal Diario di Giuseppe Passerini (Archivio Museo Storico di Trento)


 

I Giovani di Trezzano

MANTOVANI Pietro Antonio di Giuseppe
soldato del 58° Reggimento Fanteria
nato il 15 maggio 1896 a Trezzano sul Naviglio
morto il 5 gennaio 1918 in prigionia per malattia

PANTINI Pietro di Enrico
soldato del 3° Reggimento del Genio
nato il 22 marzo 1898 a Milano
morto il 21 marzo 1918 in prigionia per malattia

BARBIERI o ARBIERI Giovanni Pietro di Ercole
caporale del 254° Reggimento Fanteria
nato il 30 gennaio 1897 a Trezzano sul Naviglio
morto il 14 aprile 1918 in prigionia

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